Fronte Italiana

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La guerra 1915-1918 alla fronte italiana

Ultimo aggiornamento 27 giugno 2009

Il cinema internazionale sulla Grande Guerra
1960-1980

Uomini contro

È completa la pagina dedicata al cinema sulla Grande Guerra dal 1960 al 1980, che ho intitolato Gli anni della contestazione. Oltre al cinema italiano, presente con il bellissimo Uomini contro di Francesco Rosi, lo studio guarda anche alla produzione internazionale. Ci ricordiamo capolavori come Lawrence d'Arabia e Oh, che bella guerra! e la grande trilogia aviatoria La caduta delle aquile (The Blue Max), Il Barone Rosso (Von Richthofen and Brown) e La battaglia delle aquile (Aces High), rispettivamente di John Guillermin, Roger Corman, e Jack Gold.

Link al capitolo Cinema internazionale (1960-1980)

Il cinema e la Grande Guerra

L'immagine che noi contemporanei abbiamo della Grande Guerra è stata largamente influenzata dalla rappresentazione che ne ha dato il cinema. Questo nonostante il film, più che fornire una ricostruzione storica, testimoni il modo di vedere la guerra nel periodo in cui è stato girato.

Lo studio, disponibile nella sezione Immagini, si concentra maggiormente sulla produzione cinematografica italiana, suddividendola in periodi omogenei, in ordine cronologico. Vengono esaminate anche le pellicole straniere, alcune della quali sono capolavori immortali (penso, ad esempio, a All'Ovest niente di nuovo ed a Orizzonti di gloria). Anche la produzione documentaristica, sia italiana che internazionale, trova spazio nelle pagine della sezione.

Ove possibile, il commento su ciascun film è accompagnato da sequenze significative, reperite in rete soprattutto nel sito YouTube™. Le sequenze sono visibili cliccando sui fotogrammi contraddistinti dalla freccetta "Play". A corredo dello studio, una sezione di schede tecniche contiene il cast e i dati principali delle opere cinematografiche.

Link alla sezione Cinema

Tuttilibri

Collane di guerra

Novità nella sezione Libri: ora si può consultare una bibliografia sul fronte italo-austriaco della Grande Guerra di quasi 1000 titoli. Tuttavia, senza ricercare la completezza fine a se stessa, ho cercato di includere solo le opere utili e interessanti per lo studio del conflitto.
Ovviamente, le vostre opinioni e integrazioni sono sempre attese.

I titoli sono raggruppati per genere e argomento, secondo l'indice sotto riportato, classificati per livello di interesse e tendenza storiografica.
Sia in questa pagina che nella sezione Libri, è disponibile anche una funzione di ricerca, che utilizza un motore fornito da Google™.

Link alla Bibliografia

Pipe & fiamme

Pipe e fiamme

...e alamari, colletti, stellette. In sintesi le mostreggiature del Regio Esercito, una tradizione tipicamente italiana, mantenutasi nel tempo attraverso due guerre mondiali e il passaggio dalla monarchia alla repubblica.
Questo coloratissimo sistema di identificazione dei reparti non ha eguali tra gli eserciti della Grande Guerra. Solo i reggimenti di fanteria austro-ungarici avevano un sistema di colori complesso, ma senza la varietà di schemi e forme degli italiani.
Il perchè di un tale sistema va cercato nella volontà di stimolare lo spirito di appartenenza al corpo. Un obiettivo raggiunto, oltre che con l'istituzione dei "colori sociali", anche con la forte caratterizzazione geografica dei nomi delle brigate di fanteria.

Nella sezione Uniformi, sono visibili le tavole sinottiche delle mostreggiature dei corpi del Regio Esercito. Le quattro tavole sono collegate e navigabili tra loro. Al momento le tavole sono statiche, ma in futuro sono previsti collegamenti ai dati uniformologici e storici dei singoli corpi e reparti.

Tavola 1 - Brigate di Fanteria
Tavola 2 - Specialità e Corpi di Fanteria
Tavola 3 - Cavalleria
Tavola 4 - Altre Armi

Ricerca in www.fronteitaliana.it

Dispacci

Da: MINISTRO DELLA DIFESA

Il generale Scattini, anche a nome di altre Associazioni d'Arma oltre quella da lui presieduta, si era fatto eco della preoccupazione nata in ambienti militari per la notizia della preparazione di un film sulla prima guerra mondiale che sembrava ispirato a motivi offensivi al rispetto patriottico di quella vicenda nazionale.
Fatto interpellare nelle vie brevi il produttore Dino de Laurentis venne a dirmi:
1) che il film non era affatto quello che si andava temendo;
2) che anzi il fine era l'esaltazione -umanamente vera e non retorica- dei nostri soldati;
3) che si desiderava la collaborazione attiva del Ministro per la realizzazione per quel che era possibile.
Il de Laurentis si riservò di farmi avere appena pronto il testo del "trattamento" del film. L'ho avuto il 28 marzo e l'ho letto. Mi pare che si possa escludere in senso assoluto che vi siano vilipendi o manifestazioni di ostilità all'esercito. Si mostra una piccola collettività militare quale gli autori la sentono e con una profonda nota di sano realismo. Alla fine anche i due "lavativi" finiscono col trovare la morte per non tradire l'onore militare accettando di denunciare al nemico -di cui sono prigionieri- i dati relativi alla costruzione di un ponte. È una morte anche essa senza retorica, ma profondamente toccante. Certo, molto dipenderà dal modo, dal tono e dalla misura con cui il film sarà interpretato. È necessaria una grande delicatezza.
Per fare un esempio: l'episodio del Cappellano che indica al soldato la casa della "donna ospitale", se raccontato con mano leggera umanizza la figura del Cappellano stesso e si inquadra molto bene nell'economia del film riguardo a questo personaggio: ma in caso diverso potrebbe risultare offensiva e volgare. E non è che un esempio preso a caso.
Non debbono quindi farsi obiezioni di partenza dal punto di vista della Difesa. Il produttore mi accennò ad una collaborazione del Ministero: non so in che cosa consistano le richieste specifiche. Le esamini il capo dell'Ufficio Stampa, Ten. Col. Caroli e mi riferisca.

Giulio Andreotti
2 aprile 1959

da: L'Indipendente del 19/12/06


 I migliori anni della loro vita 

Rammento bene, invece, la discussione sorta il primo giorno della nostra conoscenza, relativa a un fatto, avvenuto durante la loro breve vita di guarnigione al Deposito del 78º Rgt. Fanteria, allora di stanza a Bergamo, fatto che il Massidda aveva incominciato a raccontare. Ma non lo condusse mai a termine perchè a un certo punto aveva detto che il sottotenente Pinna, un loro caro collega, in quei giorni trascorsi a Bergamo aveva "fatto la gran vita".
- La gran vita a Bergamo ? Esagerato ! - interruppe Personeni, facendo con gli occhi e con le labbra un sorrisetto sarcastico.
- Si, ha fatto la gran vita. E come ! Corteggiava le dame, pranzava al "Concordia" ...
- E questo sarebbe fare la gran vita ? Ma va là, che gran vita mi vai dicendo... Che gran vita poteva fare a Bergamo, dove l'esistenza è ancora patriarcale e casalinga, se non proprio pastorale come quella della tua Sassari...
- Lascia perdere la mia Sassari, che qui non c'entra. Ti dico che Pinna andava al Circolo dei nobili, nei saloni superiori del Teatro Donizetti, dove passava notti intere a giocare a poker...
- E sarebbe tutta lì la gran vita ? Eppure io scommetterei che Pinna il "Circolo Unione" non l'ha mai neppure visto. Ti disse che andava a giocare là solamente per darsi delle arie, per épater il sassaritano. E non avrà fatta altra gran vita che quella di trascinare la sciabola sul Sentierone occhieggiando le sartine e fumando una sigaretta dopo l'altra. No, no, persuaditi: a Bergamo non c'è possibilità di fare la gran vita. Figurati che i pochi nottambuli, dopo aver giocato a carte sino alle ore piccole, quando erano in vena di allegria scendevano sul Sentierone e si divertivano a far correre in gara le povere "passeggiatrici" allettandole con un premio di poche lire.
- Adesso mi pare che esageri tu - rispose Massidda - se dici che a Bergamo i giocatori nottambuli prima di tornare a casa si acquistassero merito cercando di distogliere le passeggiatrici dal loro squallido mestiere...
Personeni quasi soffocava dal gran ridere pensando allo scopo buffonesco e scurrile della notturna gara, degna di Panurgo, gara che in verità una volta sola gli era capitato di vedere sul Sentierone deserto e semi-buio.
- Ma che importa - dissi io in tono conciliante - stabilire se Pinna potesse o non potesse fare a Bergamo la gran vita ? Del resto qualunque fosse quella vita, paragonandola a quella che facciamo qui in guerra, non poteva che essere una bella vita. E da questo punto di vista la frase di Massidda può passare...
- Certo, certo - si affrettò a dire Personeni - da questo punto di vista facevamo anche noi la gran vita a Bergamo, anche se andavamo solamente al cinematografo ad applaudire la favolosa Mary Cleo Tarlarini in "Schiavo di Cartagine", o ad ammirare Maciste e Italia Almirante Manzini in "Cabiria".

Silvio Barbieri, Il nostro onore di uomini, Bergamo, Edizioni Orobiche, 1968, pagg. 94-95 


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