Fronte Italiana
Fronteitaliana Storia Uomini Armi Tattica Organica Uniformi Libri Immagini Archivio Collegamenti Contatti

Libri

Cinema: gli anni della contestazione

Menu Cinema ..^ Il cinema contemporaneo ..>
Il secondo dopoguerra ..< Schede ..>
Cinema internazionale ..v

Negli anni 1960, la difficoltà di misurarsi con il capolavoro di Monicelli non favorisce la produzione di nuovi film sulla guerra '15-'18, nonostante la concomitanza temporale con il cinquantenario del conflitto. Inoltre, il cinema rivolge la sua attenzione ad altri aspetti della società e a periodi storici più recenti.

La trincea fu trasmesso il 4 novembre 1961, nel giorno dell'inaugurazione del secondo canale della RAI. L'originale televisivo racconta la conquista della Trincea dei Razzi, sul Carso, avvenuta il 14 novembre 1915 per mano del 152º reggimento della Brigata Sassari. Nel combattimento si distinse il III battaglione, comandato dal maggiore Francesco Dessì, padre di Giuseppe, che firma soggetto e sceneggiatura del film. L'impresa fece guadagnare al maggiore la croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia. La regia è affidata a Vittorio Cottafavi, esperto direttore di film storici e d'azione. L'opera si inquadra nella grande tradizione dello sceneggiato televisivo, che oggi siamo in molti a rimpiangere. La recitazione e il set teatrale nulla tolgono alla bontà della ricostruzione storica.
Si può vedere La trincea integralmente (ma con qualche difficoltà) sul sito Sardegna Digital Library, seguendo il link a destra.

La trincea

La trincea (da Sardegna Digital Library)

Nel tentativo di emulare il successo al botteghino di Sordi e Gassmann, Sergio Corbucci propone una celebre coppia comica, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, nel farsesco Il giorno più corto (1962), che parafrasa il titolo del kolossal sullo sbarco in Normandia Il giorno più lungo. Come l'originale hollywoodiano, la parodia di Corbucci vanta un cast all stars che, in pratica, comprende tutti gli attori italiani più noti di quegli anni, da Paolo Stoppa a Gino Cervi, da Massimo Girotti ad Amedeo Nazzari, da Nino Taranto ad Aldo Fabrizi, da Totò a Walter Chiari, da Ugo Tognazzi a Raimondo Vianello, a Maurizio Arena, Renato Salvatori, Virna Lisi, con interventi di interpreti stranieri come Anouk Aimée, Annie Girardot, Jean Paul Belmondo, Stewart Granger e Walter Pidgeon. L'interesse del film è solo in questa girandola di stelle del cinema e del teatro, ottenuta dai produttori praticamente a costo zero. Il regista ed i suoi collaboratori, infatti, si aggiravano sui set dove gli attori giravano altre pellicole e li convincevano a recitare poche battute indossando costumi e uniformi della Prima Guerra Mondiale.

L'abile montaggio di Ruggero Mastroianni contribuisce a dare un minimo di consistenza all'esile storia di due coscritti siciliani che, pur cercando con ogni mezzo di imboscarsi, riescono per puro caso a far saltare una nave austo-ungarica, diventando eroi loro malgrado. Corbucci brindò al successo dell'ardita operazione che riempì le sale di tutta Italia, sotto lo scontato fuoco incrociato della critica che demolì impietosamente il film.
La sequenza a destra rende perfettamente l'atmosfera surreale e caotica della pellicola: Stewart Granger appare per 4 secondi, pronunciando una battuta mentre esce di scena, mentre Totò e Walter Chiari risultano francamente eccessivi.

Il giorno più corto

Il giorno più corto (da Google Video)

Un'operazione molto interessante e contro tendenza, rispetto ai fermenti che cominiciavano ad agitare la società italiana, è quella intrapresa da Guido Guerrasio e Vico D'Incerti con il documentario Il Piave mormorò, del 1964. Si tratta di un esemplare lavoro di montaggio di sequenze originali riprese con grande padronanza registica dai cineoperatori italiani al fronte, mentre la voce narrante di Nando Gazzolo legge brani tratti da Comisso, Malaparte, Saba, Jahier, Ungaretti, Mariani, Stuparich ed altri autori. La pellicola riesce a non cadere nella retorica, lasciando il giusto spazio e rispettando rigorosamente le immagini originali, di per sè suggestive e drammatiche.

La ragazza e il generale, girato nel 1967 da Pasquale Festa Campanile, è un film che non riesce a soddisfare le proprie ambizioni. Durante la ritirata di Caporetto, un soldato sbandato (Umberto Orsini) cattura un generale austriaco grazie all'aiuto di una giovane contadina sfollata (Virna Lisi). Nella classica atmosfera da road movie, i due tentano di raggiungere le linee italiane per riscuotere il premio di 1000 lire in capo al prigioniero, ma arrivati in vista della salvezza, muoiono saltando su una mina. Il generale, uno spento Rod Steiger, si consegna ai nemici riconoscendo il giusto merito della sua cattura al soldato e alla contadina, coi quali aveva stretto una sorta di sodalizio durante la lunga ritirata. L'ambientazione è quella tipica del neorealismo rosa, con la Lisi che reinterpreta la Lollobrigida di Pane, amore e fantasia in versione friulana, ma il messaggio pacifista non è efficace perchè la pellicola rimane incerta tra commedia, avventura e dramma, senza prendere una direzione precisa.

In una delle rarissime incursioni del cinema italiano sugli altri fronti della Prima Guerra Mondiale, Alberto Lattuada dirige nel 1969 Fräulein Doktor, la storia romanzata della spia tedesca Elisabeth Schragmuller, alias, appunto, Fräulein Doktor, figura realmente esistita, ma dalla biografia misteriosa ed incerta. Sul medesimo personaggio si era già cimentato Georg W. Pabst (Mademoiselle Docteur, 1937) e l'ambizioso e abile Lattuada non vuol essere da meno, cercando di realizzare un classico del cinema bellico facendo leva sul sempre efficace connubio di amore e guerra. Il tentativo riesce solo in parte, anche a causa delle limitazioni di budget, e la pellicola non regge il confronto, ad esempio, con il quasi coevo Dottor Zivago di David Lean. La critica più impegnata attribuisce all'opera l'etichetta di film commerciale e accusa Lattuada di calligrafismo e bozzettismo, dimenticando che la scena dell'attacco con i gas nella battaglia di Ypres, è assolutamente da antologia, sia per la cura e la spettacolarità della messa in scena, sia per la tensione emotiva che viene trasmessa dalle immagini, specialmente quando le truppe francesi in trincea attendono ignare un offensiva che invece arriverà subdola con una leggera brezza.

Fraulein Doktor

Fräulein Doktor, locandina

Fraulein Doktor

Fräulein Doktor, manifesto
(da Moviegoods.com)

Fraulein Doktor

Fräulein Doktor, una scena
della battaglia di Ypres

Il regista Francesco Rosi, nel 1970, porta sullo schermo la Grande Guerra vista con gli occhi della sinistra pacifista, allora impegnata nelle manifestazioni contro la guerra del Vietnam. La pellicola prende spunto, molto liberamente, da Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu, forse perchè unica opera letteraria sulla Grande Guerra che possa definirsi antifascista, in quanto scritta dall'autore in esilio in Francia, ma non per questo eccentrica nei toni e nella sostanza rispetto alla memorialistica degli altri ex-combattenti italiani. Rosi è stato anche influenzato dai racconti del padre, combattente nel genio zappatori sull'Isonzo, il quale, fotografo di professione, ritornò a casa con numerose immagini scattate personalmente in prima linea.

Uomini contro Uomini contro

Manifesti italiano (sinistra) e jugoslavo

Uomini contro è ambientato nel 1916: sull'Altipiano di Asiago, italiani ed austriaci si contendono aspramente una cima. La divisione italiana è comandata dal generale Leone, cui uno straordinario Alain Cuny presta l'impenetrabile maschera di militare fanatico. Il generale impegna in ostinati quanto infruttosi assalti il battaglione dove prestano servizio: il tenente Ottolenghi, un anarco-socialista convinto che la guerra sia un ulteriore aspetto dello sfruttamento del proletariato, interpretato da un solido Gian Maria Volontè, qui in uno dei suoi migliori personaggi "anti-sistema"; ed il sottotente Sassu, un giovane studente interventista che rimane profondamente deluso dagli orrori della trincea, il cui volto è quello di un delicato Mark Frechette. Stanchi del continuo massacro, i soldati si ammutinano all'ordine di un ennesimo attacco e il generale Leone da l'ordine di decimare il reparto. Ottolenghi trova la morte insieme ai suoi uomini ormai domati dalla durezza della sentenza, mentre Sassu, il giovane idealista, tenta di ribellarsi all'ordine di fucilazione e finisce lui stesso davanti al plotone d'esecuzione. Dei tre protagonisti principali, alla fine, forse nonostante le intenzioni del regista, colui che spicca è il generale Leone, il soldato dalla volontà di ferro, inflessibile con sè e con gli altri, che incarna il potere nella sua spietatezza, ma anche nella sua affascinante coerenza.

Da Uomini contro propongo una serie di significative sequenze.
Nella prima (sotto a sinistra, da YouTube), il generale Leone ordina un attacco ad un reparto di guastatori equipaggiati con le corazze Fasina, nome di fantasia con chiaro riferimento alle corazze Farina. Tuttavia le ridicole armature mostrate nel film, sono simili ad un improbabile prototipo inglese (sotto a destra) più che alle piastre e agli elmi di produzione italiana. Inutile dire che l'attacco finisce tragicamente, sottolineato dalle immagini in soggettiva dei mitraglieri austriaci. Segue un assalto della fanteria al grido di "Avanti Savoia!" che termina in una carneficina. Davanti a un tale massacro, gli stessi austriaci escono dalla trincea e chiedono agli italiani di fermarsi (un episodio raccontato nel libro). Ma l'inflessibile generale Leone fa sparare sui nostri soldati per farli avanzare. Ottolenghi, disgustato, incita i superstiti alla ribellione contro gli alti comandi, secondo lui i "veri nemici", e viene falciato da una raffica italiana.

Uomini contro

Le famose corazze "Fasina" (da YouTube)

Prototipo inglese

Prototipo inglese (da YouTube)

A destra, una scena di attacco notturno, alla luce dei bengala. I soldati lanciati verso i reticolati nemici sono falciati dalle mitragliatrici. La Brigata Sassari (regg. 151º e 152º), di cui Lussu narra le vicende, compariva già nel libro sotto le inesistenti insegne dei reggimenti 399º e 400º. Nel film di Rosi, i soldati indossano le mostrine secondo lo schema della Milizia Territoriale (divise verticalmente in tre larghe bande, colore1-colore2-colore1; v. Tavola sinottica mostrine), mentre la Sassari era nata come Milizia Mobile. Inoltre la colorazione giallo-nero-giallo non corrisponde ad alcuna brigata, nè il numero che compare sugli elmetti, 191º, appartiene ad alcun reggimento esistente. Nonostante ciò, Rosi subì una denuncia per vilipendio delle Forze Armate: sono passati solo 40 anni, ma la distanza da quella Italia sembra maggiore.

Uomini contro

Attacco notturno (da YouTube)

Sempre a destra, lo spietato maggiore Malchiodi, un intenso Franco Graziosi, chiede al tenente Santini, ben interpretato da Pier Paolo Capponi, di offrirsi volontario per aprire un varco nei reticolati nemici, ma il sole è già sorto e l'azione equivale ad un suicidio. Il tenente rifiuta di offrirsi volontario, ma è costretto ad obbedire all'ordine del maggiore. Mestamente, Santini si avvia verso la morte insieme ad un soldato, senza nemmeno preoccuparsi di cercare copertura nel terreno.

Uomini contro

Se lei mi dà un ordine (da YouTube)

L'episodio precedente è presente in Un anno sull'Altipiano, così come quello narrato nella successiva sequenza. Durante un'ispezione in trincea, il generale Leone si espone al tiro dei cecchini, affacciandosi al parapetto per osservare col binocolo le posizioni nemiche. Incurante delle pallottole che iniziano a fischiare, spinge un povero caporale a dimostare il suo coraggio, compiendo lo stesso folle gesto.

Uomini contro

Un autentico eroe (da YouTube)

Uomini contro

La decimazione (da YouTube)

Nel 1968, l'uscita del libro Plotone di esecuzione, di Enzo Forcella e Alberto Monticone, sulla disciplina nel Regio Esercito durante la Grande Guerra, desta profonda impressione e probabilmente influenza anche Rosi. Nella prima sequenza, a lato, gli ufficiali disquisiscono sull'opportunità di applicare alcuni articoli del codice penale militare ad un caso di diserzione. Il comando di brigata dirime la disputa ordinando la decimazione del reparto imputato. Nel libro di Lussu, l'alto comando si dimostra più clemente e non avvalla il ricorso alla fucilazione.

Uomini contro

Lo faccia fucilare immediatamente (da YouTube)

Ancora una scena sul tema della spietata disciplina imposta nell'esercito italiano e, metaforicamente, dell'arroganza e protervia di chi esercita il potere, spesso ingiustamente, almeno a giudizio di Rosi. Sorpreso da una raffica di mitragliatrice che uccide un commilitone, un esploratore in avanguardia ordina l'alt ad una colona in marcia. Il generale Leone, scambiando il gesto per un atto di sedizione, ordina la fucilazione del colpevole al tenente Ottolenghi, cui Gian Maria Volontè dona una maschera di dura tristezza. L'ufficiale, che non condivide l'assurda reazione del superiore, salva la vita all'esploratore e fa passare un caduto per il reo giustiziato, dichiarando al generale di aver eseguito la sentenza. Anche questo episodio viene citato da Lussu, così come il successivo, il più controverso del libro e del film.

Uomini contro

La morte del maggiore Malchiodi (da YouTube)

Storicamente è la mattina del 10 giugno 1917, inizio della cosiddetta battaglia dell'Ortigara. Il fuoco di sbarramento dell'artiglieria italiana, ad un certo punto, inizia a bersagliare per errore le nostre truppe ammassate e pronte per l'attacco. I fanti del I battaglione, 151º reggimento della Sassari sono presi dal panico. Allo stesso modo, il loro comandante, il maggiore Francesco Marchese (nel libro Melchiorri, nel film Malchiodi), perde il controllo e, temendo un ammutinamento, ordina la fucilazione sommaria di alcuni soldati. Nella confusione totale, davanti al rifiuto di eseguire l'ordine, sia da parte degli ufficiali presenti, sia da parte del plotone d'esecuzione, il maggiore estrae la pistola e comincia a sparare uccidendo un soldato, Giuliano Marceddu, prima di cadere a sua volta fulminato da due pallottole.

I fatti non sono mai stati chiariti del tutto, nonostante un'inchiesta e un processo ai possibili autori dell'uccisione del maggiore: il capitano Fior, i tenenti Mariani e Salis, due caporali e un soldato. Il tribunale militare ricostruì il confuso episodio come la successione di due situazioni di legittima difesa. Nella prima, il maggiore Marchese, sentendosi minacciato dai soldati esagitati che lo circondavano, si difese sparando. Nella seconda, furono gli ufficiali presenti a reagire alla crisi di nervi del loro comandante, ormai totalmente fuori di sè a causa della tensione e, forse, anche dell'alcool. Rosi ricostruisce sostanzialmente il fatto, rendendo il tenente Sassu protagonista del rifiuto di eseguire la decimazione, un gesto di insubordinazione che gli costerà la vita.

Concludiamo con due sequenze riguardanti il tormentato protagonista, il tenente Sassu. Nella prima, il giovane ufficiale si reca in un ospedale militare al capezzale del capitano Abbati. Tra sè, Sassu ode ancora le parole degli oratori che incitavano i giovani interventisti ad arruolarsi e a morire per la patria. Egli aveva creduto a questi ideali, ma di fronte a tanta sofferenza è ormai vuoto e spento.

Uomini contro

È dolce morire per la patria? (da YouTube)

Accusato di insubordinazione, per aver rifiutato l'ordine di decimazione del maggiore Malchiodi-Marchese, Sassu è condannato a morte. Cade fucilato senza la giubba della divisa, in camicia bianca come un patriota idealista in una stampa risorgimentale. Lussu non racconta di esecuzioni nei confronti di ufficiali, per altro rarissime nel corso dell'intera guerra: solo 3 sulle circa 750 sentenze capitali eseguite in totale (cfr. Bruna Bianchi, La giustizia militare nell'esercito italiano, in AA.VV., Una trincea chiamata Dolomiti, Udine, Gaspari, 2003).

Uomini contro

La morte di Sassu (da YouTube)

Uomini contro si rifà alla tendenza neorealistica di impegno politico militante attraverso la documentazione cronistica della realtà sociale, cara a registi quali Damiani, Montaldo, Vancini e Lizzani, ed infatti la ricostruzione è un pezzo forte dell'opera. Tuttavia il film ha il suo limite nell'eccessiva faziosità. Pur ammettendolo onestamente, Rosi omette dal libro di Lussu tutte le parti non funzionali alla sua tesi politica, ad esempio il brano in cui i fanti della Sassari sparano addosso volontariamente al loro compagno che, poco prima, ha scavalcato la trincea per attraversare la terra di nessuno e darsi prigioniero, disonorando, ai loro occhi, la Brigata. O ancora, gli episodi umoristici e quelli dove risalta, se non il patriottismo, almeno il senso del dovere e lo spirito di sacrificio di soldati e ufficiali, ben presenti nel racconto del capitano sardo, non appaiono nella trasposizione sul grande schermo. In Uomini contro il mito della guerra nazionale e unitaria, già caro al fascismo, viene demolito: i buoni sono solo i poveri soldati, figli del proletariato ed i giovani ufficiali intellettuali illuminati; i cattivi sono gli altri ufficiali ed i generali, di estrazione sociale borghese. Nonostante il suo manicheismo, il film è estremamente potente ed è una visione imprescindibile per gli appassionati della Grande Guerra.

Cinema internazionale

Volendo semplificare al massimo, possiamo dire che, per il cinema degli anni 1960 e 1970, la Grande Guerra è considerata il mezzo per il lancio di messaggi anti-militaristi o come sfondo per grandi avventure, specialmente aviatorie.

Dopo Stanley Kubrick, sono ancora i registi inglesi a realizzare le opere più importanti.

Lawrence d'Arabia

Manifesto americano
(da Moviegoods.com)

David Lean dirige Lawrence d'Arabia (Lawrence of Arabia) nel 1962, con la sceneggiatura di Robert Bolt basata sui memoriali dello stesso protagonista. Il film inizia dal singolare epilogo della vita del protagonista: un banale incidente di moto su una strada di campagna inglese. Sul sagrato della cattedrale di St. Paul, a Londra, un giornalista raccoglie ricordi e giudizi di chi aveva conosciuto il piccolo ufficiale cartografo. Tale infatti era l'incarico di Thomas Edward Lawrence, quando il quartier generale inglese del Cairo lo invia presso il signore della Mecca, Feisal, per verificare l'andamento della sollevazione delle tribù arabe contro l'esercito turco.
Lawrence rimane affascinato dal deserto e dal popolo beduino. Riesce a integrarsi con i litigiosi sceriffi, conquista la loro fiducia e li convince ad organizzarsi per liberarsi dal giogo ottomano e dar vita ad uno stato nazionale arabo. La feroce guerriglia scatenata nel deserto indebolisce le linee di rifornimento turche. Lo stesso Lawrence viene preso prigioniero, ma i turchi non lo riconoscono e lo rilasciano. Le violenze subite provano duramente l'ufficiale inglese, a tal punto che i suoi scritti sorvolano ampiamente sull'episodio. Tornato tra i suoi, Lawrence guida ancora gli arabi all'assalto dei treni ottomani, in crudeli combattimenti dove non si fanno prigionieri. Le bande beduine, ora più simili ad un vero esercito, sostengono l'offensiva alleata in Palestina ed arrivano a conquistare Damasco prima dell'arrivo del generale Allenby. Sembra la nascita della nazione araba, ma il ritorno delle vecchie rivalità e le ragioni della geopolitica, riportano l'ordine degli Alleati in Medio Oriente.

Lawrence d'Arabia

Trailer 1962 (da YouTube)

Peter O'Toole realizza la sua migliore interpretazione dando vita ad un Thomas Edward Lawrence visionario e, a tratti, allucinato, in bilico tra romanticismo ed egocentrismo. Accanto a lui, le altre straordinarie interpretazioni di Alec Guinness, lo ieratico principe Feisal; Omar Sharif, il virile sceriffo Alì e Anthony Quinn, il grifagno Auda. A sinistra si può vedere il trailer originale del film.

Lawrence d'Arabia

Il deserto (da YouTube)

Il fascino di Lawrence d'Arabia risiede anche nelle splendide riprese del deserto girate in Giordania e Marocco. Unite alla celeberrima colonna sonora decretarono l'enorme successo del film. Un buon esempio di questo connubio si può gustare nella sequenza a sinistra.

A fianco la famosa ricostruzione della presa di Aqaba. Il piccolo porto sul Mar Rosso era imprendibile dal mare, dominato da temibili batterie turche. L'entroterra, invece, era protetto da impervie montagne e un vasto deserto inospitale. Almeno così pensavano gli ottomani. Su suggerimento di Lawrence, gli arabi attraversano il territorio impraticabile con una audace cavalcata e sorprendono alle spalle le difese nemiche. Lean girò la scena in Andalusia, sulla spiaggia dell'Algorocibo. Nel sud della Spagna furono girate anche le scene ambientate al Cairo e a Damasco.

Lawrence d'Arabia

Aqaba ! (da YouTube)

La magistrale regia di Lean, unita al fascino della vicenda, dei paesaggi naturali e della musica di Maurice Jarre, sono i maggiori elementi che fanno di Lawrence d'Arabia un capolavoro della storia del cinema mondiale. Il film raccoglie 7 Oscar, ma solo la nomination per O'Toole. Altri 14 premi internazionali coronano il successo della pellicola. Un difetto ? Forse l'eccessiva lunghezza, quasi 4 ore di proiezione.
Link alla scheda di lettura di La rivolta nel deserto, di T.E. Lawrence.

David Lean realizza altri due splendide pellicole ambientate durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Dottor Zivago (Doctor Zhivago) del 1965, è un altro successo, premiato con 5 Oscar. La squadra di Lean, composta dallo sceneggiatore Robert Bolt, dal direttore della fotografia Freddie Young, dalla costumista Phyllis Dalton e dal compositore Maurice Jarre, sbanca il botteghino con un melodramma tratto dal romazo dello scritture russo Boris Pasternak, opera proibita in Unione Sovietica. La storia dell'amore adulterino di Yuri Zivago, interpretato da Omar Sharif, per Lara Antipova (Julie Christie) si snoda attraverso le vicende della Russia zarista e, successivamente, della rivoluzione bolscevica. Nel cast, ancora Alec Guinness, poi Rod Steiger, Tom Courtenay, Ralph Richardson e Geraldine Chaplin. Qui sotto ho scelto tre sequenze dal film.
La prima è una lezione di regia del maestro inglese: il funerale della madre del piccolo Zivago.
Al centro, la sintesi dello scoppio della rivoluzione, dai rovesci militari sul fronte orientale alla scena dell'ammutinamento di un reparto contro i propri ufficiali.
Infine, a destra, un'immagine caratteristica della guerra civile russa: un treno corazzato, in questo caso appartenente al comandante rosso Strelnikov, che attraversa la steppa innevata. Il film fu girato in Spagna.
Romanticismo, grandi interpreti e vasti panorami: un altro grande film di Lean.

Dottor Zivago

Lezione di regia (da YouTube)

Dottor Zivago

Nascita di una rivoluzione (da YouTube)

Dottor Zivago

Strelnikov ! (da YouTube)

Ultimo della trilogia di David Lean intorno alla Grande Guerra è La figlia di Ryan (Ryan's Daughter) del 1970, interpretato da Sarah Miles, Robert Mitchum, Christopher Jones, Trevor Howard e John Mills.

La figlia dell'oste Ryan, Rosy, è una specie di Madame Bovary trasferita in uno sperduto villaggio irlandese. Gli indipendentisti ricevono armi dagli U-Boot tedeschi per combattere la guerriglia contro la guarnigione inglese. Rosy, sposata con il placido maestro di scuola del villaggio, si invaghisce dell'ufficiale inglese, ferito di guerra, che comanda il piccolo presidio. Restano celebri le sequenze del recupero, da parte dei guerriglieri irlandesi, delle casse di fucili e bombe tedesche durante una paurosa tempesta. A lato, il muto Michael, interpretato da John Mills, Oscar come attore non protagonista, inavvertitamente risveglia una crisi di shock da bombardamento nel capitano Doryan.

Figlia di Ryan

Shellshock (da YouTube)

King & Country

Locandina
(da Moviegoods.com)

Totalmente diverso è Per il Re e per la Patria, di Joseph Losey (King & Country, 1964). Qui non vi sono grandi panorami in Technicolor, ma un claustrofobico succedersi di luoghi chiusi e cupi, di impianto teatrale, fotografati in un bianco e nero drammatico.
La storia del soldato inglese Hamp, accusato di diserzione per aver abbandonato il reparto durante un attacco, è ripresa da un opera teatrale di John Wilson (Hamp del 1964), a sua volta ispirata ad un capitolo del romanzo Return to the Woods e alla sua riduzione radiofonica The Case of Private Hamp, entrambi di James Lansdale Hodson.
Il giovane soldato Hamp, rimasto unico superstite del suo reparto durante un attacco, lascia la prima linea ma viane catturato dalla polizia militare e messo sotto corte marziale. Come suo difensore viene nominato capitano Hargreaves, che affronta l'incarico con l'arroganza tipica della classe alto-borghese verso i semplici tommies di origine proletaria. Ma Hargreaves si appassiona alla vicenda umana di Hamp, arruolatosi volontario e ingenuamente fiducioso nella giustizia, e tenta in tutti i modi di salvarlo dalla condanna, senza riuscirvi. La notte prima della sentenza, i componenti del plotone d'esecuzione fraternizzano e si ubriacano insieme a Hamp. Al momento della fucilazione, i postumi della sbornia fanno sbagliare la mira agli esecutori. Hargreaves è costretto, suo malgrado, a dare il colpo di grazia al povero Hamp.
Losey realizza un film anti-militarista durissimo, compiacendosi di utilizzare immagini orrorifiche, quali teschi, cadaveri nel fango e topi che si cibano di carcasse. L'ambientazione teatrale, per nulla nascosta dal regista, accentua la drammaticità dell'opera, uno dei capolavori del cinema sulla Prima Guerra Mondiale. Grandi prove d'attore forniscono sia Dirk Bogarde, nel ruolo di Hargreaves, sia Tom Courtenay, che vince la Coppa Volpi a Venezia per l'interpretazione di Hamp.

Nelllo stesso 1964, la BBC trasmette le 26 puntate di The Great War, una serie sulla storia completa della guerra, scritta, tra gli altri, da Correlli Barnett ed Alistair Horne che impiega un considerevole repertorio di immagini originali, in gran parte provenienti dall'Imperial War Museum di Londra. Nonostante il punto di vista anglocentrico, il documentario rimane un punto di riferimento ed un'importante testimonianza storica, anche per le interviste a protagonisti della guerra, ancora in vita a cinquant'anni dagli eventi.
Anche la rete televisiva americana CBS vuole celebrare il cinquantesimo anniversario della Grande Guerra trasmettendo una serie di documentari in 26 puntate, World War One, ma non riesce ad emulare l'opera realizzata dalla TV britannica.

Great War BBC

The Great War - BBC (da YouTube)

La caduta delle aquile (The Blue Max, 1966) è uno splendido film aviatorio, girato dall'ottimo regista di film d'azione John Guillermin sulla base dell'omonimo romanzo dello scrittore americano Jack D. Hunter. Protagonista è Bruno Stachel, interpretato con bravura da George Peppard, un semplice caporale di fanteria che diventa tenente pilota della Luftstreitkräfte, l'aviazione imperiale tedesca. L'ambizioso Stachel ha un solo obiettivo: guadagnare la massima onorificenza prussiana, l'ordine Pour le Mérite, familiarmente chiamata Blauer Max, che si ottiene dopo 20 vittorie aeree certificate.

Nell'aristocratico ambiente degli ufficiali d'aviazione, il plebeo arrivista Stachel viene trattato con supponenza, nonostante l'indubbio valore. Pur di abbattere gli aerei necessari, Stachel si impegna in azioni solitarie o mette a repentaglio la vita dei compagni, disobbedendo agli ordini del comandante dello squadrone, Otto Heidemann, bene interpretato da Karl Michael Vogler.
Nella sequenza a destra, i due hanno un alterco al ritorno da un combattimento aereo. Pur con il lodevole impegno della produzione, prima dell'avvento della computer graphics era veramente troppo difficle e costoso riprodurre i biplani della Prima Guerra Mondiale. La maggior parte degli aerei che compaiono nel film sono Tiger Moths inglesi adattati.

Blue Max

Stachel vs Heidemann (da YouTube)

Blue Max

La morte di Stachel (da YouTube)

Nonostante l'arroganza, Stachel è utile alla propaganda per la sua origine popolare. Il generale Von Klugermann, un solido James Mason, lo supporta e gli fa ottenere infine l'agognata Blue Max. Ma, avendo scoperto che Stachel si era attribuito due vittorie sottraendole ad un collega deceduto e che aveva una relazione con la propria moglie, lo comanda per il collaudo di un prototipo. Il volo inaugurale del nuovo monoplano è fatale all'ambizioso tenente pilota, come si vede nella scena a lato.

Guillermin gira il film in Irlanda, impiegando una fotografia poco contrastata e quasi acquarellata, curata da Douglas Slocombe. La caduta delle aquile è uno dei migliori film aviatori sulla Grande Guerra. Le sequenze di volo sono ben montate, realistiche e spettacolari. Addirittura in una celebre scena, due aerei si sfidano a volare sotto le arcate di un ponte ferroviario. La storia è tutt'altro che banale e gli interpreti sono tutti in grande forma. Se proprio volessimo trovare un piccolo difetto, a mio parere, avrei preferito un volto meno angelico di quello di George Peppard per il personaggio di Stachel.

Oh che bella guerra!

Poster dal caratteristico
design fine anni '60
(da Moviegoods.com)

L'idea di creare uno spettacolo utilizzando le canzoni di guerra dei soldati inglesi viene a Charles Chilton. Nel 1962 egli realizza un documentario radiofonico giustapponendo la lettura di notizie e statistiche sulla Prima Guerra Mondiale, alle canzoni delle truppe, in modo da creare un forte effetto sarcastico. Joan Littlewood riprende l'idea un anno dopo, mettendo in scena il musical teatrale Oh, What a Lovely War!, il cui titolo rieccheggia una quasi omonima canzone da varietà degli anni di guerra. Lo spettacolo della Littlewood, di impianto brechtiano, con gli attori vestiti da Pierrot, ottiene un grande successo. Negli anni 1980, Paolo Stoppa e Rina Morelli tentano di portarlo sui nostri palcoscenici in versione italiana, ma con scarsa fortuna.
Nel clima pacifista della fine degli anni 1960, il fino ad allora solo attore, Richard Attenborough, sceglie questo ironico messaggio anti-militarista per debuttare nella regia. Oh, che bella guerra! viene girato nell'estate del 1968 in poche settimane a Brighton. In un'ambientazione surreale ricca di allegorie, tipica del gusto pop inglese di quegli anni, si susseguono una serie di quadri musicali. La primissima parte è ambientata nel grande padiglione ottocentesco del West Pier a Brighton, dove re e uomini politici giocano una specie di enorme Risiko. Più efficace risulta il seguito del film, dove le canzoni di guerra sottolineano le tragiche esperienze del fronte. Ho preferito utilizzare una traduzione più letterale dei testi rispetto ai doppiaggi, pur pregevoli, presenti nella versione italiana dell'opera.

Iniziamo con un celebre motivo, Pack up your troubles, qui cantato dai soldati feriti e mutilati appena arrivati alla stazione di Londra. Inutile sottolineare lo stridente contrasto tra le parole della canzone, il ritmo di marcetta militare e l'andatura sbilenca dei feriti. Le parole di George Henry Powell furono musicate dal fratello Felix ed il motivo, pubblicato a Londra nel 1915, divenne subito popolarissimo. Nella sequenza qui a lato, viene eseguito il ritornello.

Lovely war

Pack up your troubles (da YouTube)

Pack up your troubles in your old kit-bag,
And smile, smile, smile,
While you’ve a lucifer to light your fag,
Smile, boys, that’s the style.
What’s the use of worrying?
It never was worth while, so
Pack up your troubles in your old kit-bag,
And smile, smile, smile.

[Caccia le preoccupazioni nel tascapane / E sorridi, sorridi, sorridi / Quando hai un "lucifer" -una marca di fiammiferi del tempo- per accendere la tua sigaretta / Sorridete, ragazzi, questo è lo stile / A cosa serve preoccuparsi? / Non è mai valsa la pena, allora / Caccia le preoccupazioni nel tascapane / E sorridi, sorridi, sorridi]

Lovely war

Bombed last night (da YouTube)

In Bombed last night l'impotenza del fante contro i bombardamenti e i gas asfissianti si trasforma in un divertente ritornello e, addirittura, in una danza, nel film.

Bombed last night, and bombed the night before
Going to get bombed tonight
If we never get bombed any more
When we're bombed, we're scared as we can be
Can't stop the bombing sent from higher Germany.

They're over us, they're over us,
One shell hole for just the four of us,
Thank your lucky stars there are no more of us,
'Cause one of us can fill it all alone.

Gassed last night, and gassed the night before
Going to get gassed tonight;
If we never get gassed anymore.
When we're gassed, we're sick as we can be
For Phosgene and Mustard Gas is much too much for me.

They're warning us, they're warning us,
One respirator for the four of us
Thank your lucky stars that three of us can run,
So one of us can use it all alone.

[Bombardati ieri notte e bombardati la notte prima / Ci faremmo bombardare stanotte / Se non saremo mai più bombardati / Quando siamo bombardati, più spaventati di così non possiamo essere / Non possiamo fermare le bombe dall'alta Germania
Sono sopra di noi, sono sopra di noi / Un cratere di bomba solo per noi quattro / Fortuna che non c'e' nessun altro / Perchè uno di noi lo riempie da solo
Gassati ieri notte e gassati la notte prima / Ci faremmo gassare stanotte / Se non saremo mai più gassati / Quando siamo gassati, più malati di così non possiamo essere / Perchè fosgene e gas mostarda sono troppo troppo per me
Ci hanno avvertito, ci hanno avvertito / Un respiratore solo per noi quattro / Fortuna che tre di noi possono correre / Così uno di noi lo può usare da solo]

Lovely war

I want to go home (da YouTube)

Nella scena a sinistra, i soldati cantano I want to gome mentre scavano una fossa comune per la sepoltura dei caduti.

I want to go home, I want to go home.
I don't want to go in the trenches no more,
Where whizzbangs and shrapnel they whistle and roar.
Take me over the sea, where the Alleyman can't get at me.
Oh my, I don't want to die, I want to go home.

[Voglio andare a casa, voglio andare a casa / Non voglio più andare nelle trincee / Dove "whizzbangs" -bombe dal nome onomatopeico in gergo- e shrapnel fischiano e ruggiscono / Portami oltre il mare, dove il Crucco -Alleyman è una storpiatura di Allemagne, tedesco- non mi può beccare / Oh mio (Dio), non voglio morire, voglio andare a casa]

La fossa comune e stata riempita. Con sollievo e cinismo, i soldati cantano la loro felicità di essere ancora vivi.

The Bells of Hell go ting-a-ling-a-ling, for you but not for me.
And the little devils have a sing-a-ling-a-ling, for you but not for me.
Oh death where is thy sting-a-ling-a-ling, oh grave thy victory?
The Bells of Hell go ting-a-ling-a-ling, for you but not for me.

[Le campane dell'Inferno fanno ting a ling a ling, per te ma non per me / E i diavoletti cantano ling a ling, per te ma non per me / Oh morte dov'è il tuo pungiglione ling a ling, oh tomba la tua vittoria? / Le campane dell'Inferno fanno ting a ling a ling, per te ma non per me]

Lovely war

The Bells of Hell (da YouTube)

Sull'aria dell'inno religioso The Church's One Foundation, i soldati, assistendo alla messa, cantano We are Fred Karno's Army. Fred Karno, infatti, era un famoso comico inglese dell'epoca, impresario e scopritore di Chaplin a Stan Laurel. Ufficiali e crocerossine cantano le strofe dell'inno originale, musicato da Samuel Wesley su parole di Samuel Stone, nel 1866, mentre i fanti cantano la parodia, in un'alternanza che amplia l'effetto satirico. L'espressione Fred Karno's Army è rimasta ad indicare un gruppo caotico e male organizzato, l'equivalente italiano di un'Armata Brancaleone.

(The Church's one Foundation) We are Fred Karno's army, we are the ragtime infantry.
We cannot fight, we cannot shoot, what bleeding use are we?
And when we get to Berlin (to be his Holy Bride) we'll hear the Kaiser say,
(And when His lot) 'Hoch, hoch! Mein Gott, what a bloody rotten lot, are the ragtime infantry'

[Siamo l'esercito di Fred Karno, siamo la fanteria d'avanspettacolo / Non possiamo combattere, non possiamo sparare, a che diamine serviamo? / E quando saremo a Berlino, sentiremo il Kaiser dire, / "Hoch, hoch!, Mein Gott, che dannato schifoso gruppo, è la fanteria d'avanspettacolo"]

Lovely war

We are Fred Karno's Army (da YouTube)

Sull'aria della marcia della Guerra Civile Americana, John Brown's Body, viene sparso il sarcasmo della truppa sugli azzimati ufficiali degli stati maggiori. Attenborough lascia questo compito ad un gruppo di stravaccati australiani, in quanto gli Aussies erano noti nell'esercito alleato per la loro insofferenza alla disciplina.

One staff officer jumped right over another staff officer's back.
And another staff officer jumped right over that other staff officer's back,
A third staff officer jumped right over two other staff officers' backs,
And a fourth staff officer jumped right over all the other staff officers' backs.

They were only playing leapfrog,
They were only playing leapfrog,
They were only playing leapfrog,
When one staff officer jumped right over another staff officer's back.

Lovely war

They were only playing leapfrog (da YouTube)

[Un ufficiale di stato maggiore salta sulla schiena di un altro ufficiale di stato maggiore / E un altro ufficiale di stato maggiore salta sulla schiena di quell'ufficiale di stato maggiore / un terzo ufficiale di stato maggiore salta sulle schiene di altri due ufficiali di stato maggiore / E un quarto ufficiale di stato maggiore salta su tutte le schiene degli altri ufficiali di stato maggiore
Giocano solo alla cavallina / Giocano solo alla cavallina / Giocano solo alla cavallina / Quando un ufficiale di stato maggiore salta sulla schiena di un altro ufficiale di stato maggiore]

"The Yanks are coming!", arrivano gli americani e il logorroico comando alleato è scosso da una ventata di novità. Al suono del ritornello di Over There, celeberrima canzone che George M. Cohan scrisse nel 1917, marciano gli Yankee e, mentre i generali britannici sono ancora stupiti, l'ufficiale americano gira verso di sè la mappa del fronte in mezzo a due bandiere USA. In pochi secondi di pellicola, Richard Attenborough condensa un cambiamento epocale: finisce il dominio sul mondo della Vecchia Europa ed inizia l'era americana. L'ultima strofa viene qui cambiata nel lugubre And we won't come back, we'll be buried over there [E non torneremo indietro, saremo sepolti laggiù].

Over there, over there,
Send the word, send the word over there
That the Yanks are coming, the Yanks are coming
The drum's rum-tumming everywhere
So prepare, say a prayer,
Send the word, send the word to beware
We'll be over, we're coming over
And we won't come back till it's over, over there

[Laggiù, laggiù / Invia la notizia, invia la notizia laggiù / Che gli americani stanno arrivando, gli americani stanno arrivando / Il tamburo tambureggia dappertutto / Allora preparati, dì una preghiera / Invia la notizia, invia la notizia di attenzione / Sarà finita, stiamo arrivando / E non torneremo indietro finchè non sarà finita laggiù]

Lovely war

Over There (da YouTube)

Oh, che bella guerra! contiene anche momenti di grande commozione. Anzi, l'alternarsi di momenti di ironia, surrealismo e sensibilità, sapientemente gestiti da Attenborough, è uno dei punti di forza del film.

Lovely war

La tregua di Natale (da YouTube)

La mattina del 25 dicembre 1914, in alcune zone del fronte occidentale intorno a Ypres, tedeschi e britannici si incontrarono amichevolmente nella terra di nessuno tra i reticolati, in quella che è stata definita "La tregua di Natale". Tra scambi di foto, sigarette e liquori, la guerra scompare, almeno per un attimo. Molto originale la ricostruzione che possiamo vedere a fianco: i soldati tedeschi emergono dalle trincee come fantasmi in un paesaggio innevato. All'episodio sarà dedicato un film nel 2005, Joyeux Noël.

Il vecchio battaglione è appeso al filo spinato, canta una delle strofe di una filastrocca di guerra che ha numerose varianti. Dai politici, agli ufficiali al sergente della compagnia, tutti hanno un loro posto dove ripararsi. Solo i fanti del battaglione stanno in quello peggiore, falciati sui reticolati durante l'attacco. Le scene di battaglia del film sono girate nella discarica dei rifiuti di Brighton, a Sheepcote Valley.

Lovely war

If you want the old battalion (da YouTube)

If you want the old battalion,
We know where they are, we know where they are,
We know where they are,
If you want the old battalion, we know where they are,
They're hanging on the old barbed wire,
We've seen them, we've seen them,
Hanging on the old barbed wire,
We've seen them, we've seen them,
Hanging on the old barbed wire.

[Se vuoi il vecchio battaglione, / Noi sappiamo dove sono, (3 volte) / Se vuoi il vecchio battaglione, noi sappiamo dove sono, / Sono appesi al vecchio filo spinato, / Li abbiamo visti, li abbiamo visti, / Appesi al filo spinato (2 volte)]

Sempre dalla scena della messa al campo, girata nell'abbazia di Bayham, nel Sussex, un altro inno religioso ottocentesco, messo in parodia come canzone di trincea. What a friend we have in Jesus, con parole di Joseph Scriven e musica di Charles Converse, diventa When this lousy war is over. Nella sequenza i versi delle due versioni si alternano e, lungi da ogni blasfemia, diventano la preghiera del soldato. La parodia è nota anche in versioni con parole molto meno gentili nei confronti del sergente maggiore. L'ottimo solista è il cantante lirico Maurice Arthur.

Lovely war

When this lousy war is over (da YouTube)

When this lousy war is over,
(What a friend we have in Jesus)
No more soldiering for me,
(All our sins and griefs to bear)
When I get my civvy clothes on,
(What a privilege to carry)
Oh how happy I shall be,
(Everything to God in prayer)
No more church parades on Sunday,
(Oh what peace we often forfeit)
No more putting in for leave,
(Oh what needless pain we bear)
I shall kiss the Sergeant-Major,
(All because we do not carry)
How he'll miss me how he'll grieve.
(Everything to God in prayer)

[Quando questa schifosa guerra sarà finita, / (Che amico abbiamo in Gesù) / Per me niente più servizio militare, / (Tutti i nostri peccati e le pene da sopportare) / Quando mi metterò in borghese, / (Quale privilegio portare) / Oh come sarò felice, / (Tutto a Dio in preghiera) / Non più parate in chiesa la domenica, / (Oh che pace spesso dimentichiamo) / Non più mettersi in coda per la licenza, / (Oh quali pene sopportiamo senza necessità) / Bacerò il sergente maggiore, / (Tutto perchè non portiamo) / Quanto gli mancherò, quanto si dispererà / (Tutto a Dio in preghiera)]

In una fumosa taverna francese, una cantante strazia il cuore dei soldati inglesi con una tristissima canzone di guerra. Adieu la vie, che riprende l'aria di Bonsoir m'Amour di Adelmar Sablon (1911), ebbe molte varianti e adattamenti alle battaglie più sanguinose. Qui abbiamo la versione più nota, eseguita dalla cantante francese Pia Colombo, che cita gli scontri intorno al villaggio di Craonne, durante la sfortunata offensiva del generale Nivelle della primavera 1917.

Adieu la vie, adieu l’amour,
Adieu toutes les femmes.
C’est bien fini, c’est pour toujours,
De cette guerre infâme.
C’est à Craonne, sur le plateau,
Qu’on doit laisser sa peau
Car nous sommes tous condamnés
C'est nous les sacrifiés !

[Addio alla vita, / Addio all'amore, / Addio a tutte le donne. / È proprio finita, è per sempre / questa guerra infame. / È a Craonne, sull'altopiano, / Che dobbiamo lasciarci la pelle / Perchè siamo tutti condannati / Siamo noi i sacrificati!]

Lovely war

Adieu la vie (da YouTube)

La scena finale di Oh, che bella guerra! è una commovente ripresa dall'elicottero di un immenso cimitero, sulle note di And when they ask us. La guerra è finita, alle donne che hanno perso i mariti, i padri, i figli, rimane il ricordo. Per i reduci sopravvissuti, il ricordo non è condivisibile coi cari ritrovati: non racconteranno mai cosa hanno vissuto.

And when they ask us, how dangerous it was,
Oh, we'll never tell them, no, we'll never tell them:
We spent our pay in some cafe,
And fought wild women night and day,
'Twas the cushiest job we ever had.

And when they ask us, and they're certainly going to ask us,
The reason why we didn't win the Croix de Guerre,
Oh, we'll never tell them, oh, we'll never tell them
There was a front, but damned if we knew where.

Lovely war

And when they ask us (da YouTube)

[E quando ci chiedono, quanto è stato pericoloso / Oh, non glielo diremo mai, no, non glielo diremo mai: / Spendemmo la nostra paga in qualche caffè, / E combattemmo donne selvagge notte e giorno, / Quello fu il compito più leggero che abbiamo mai avuto.
E quando ci chiedono, e certamente stanno per chiederlo / Il motivo per cui non abbiamo guadagnato la Croix de Guerre, / Oh, non glielo diremo mai, oh, non glielo diremo mai: / C'era un fronte, ma dannazione se sapevamo dove fosse.]

Oh, che bella guerra! è un esperimento ben riuscito. Attenborough, a tratti geniale, ha inviato gli stessi aspri messaggi di Losey contro la società classista inglese e il militarismo, utilizzando l'ironia al posto della disperazione, la canzonetta sarcastica al posto del grido di dolore.

A parte l'Italia ed il Regno Unito, il resto del cinema europeo non realizza opere significative sulla Grande Guerra negli anni 1960. In Francia si percorrono altre strade ormai da un ventennio. Nel 1964, Jean-Louis Richard dirige Mata Hari, agente segreto H21 (Mata Hari, agent H21), ennesima variazione sulla biografia della famosa spia olandese. Nonostante la sceneggiatura di Francois Truffaut e l'interpretazione di Jeanne Moreau e Jean-Louis Trintignat, il film è estremamente convenzionale.

Da un romanzo di Joseph Roth è tratto Radetzkymarsch (La marcia di Radetzky, 1965), di Michael Kehlmann, prodotto dalle televisioni bavarese e austriaca e trasmesso anche in Italia. Un giovane, figlio di un ex-ufficiale sloveno che aveva salvato la vita a Francesco Giuseppe a Solferino, si arruola entusiasta. Ben presto rimane deluso dalla vita militare e trova la morte in Serbia allo scoppio delle ostilità. Un remake del film è stato realizzato nel 1995, sempre per la TV.

Per trovare opere interessanti, dobbiamo rivolgerci alle cinematografie dell'Est Europa. Di grande interesse è il rumeno Padurea spanzuratilor [La foresta degli impiccati, 1964] di Liviu Ciulei, premiato a Cannes con la Palma d'oro per la regia. In un bianco e nero che accentua l'atmosfera drammatica, si svolge la storia del tenente Bologa, intellettuale di origine rumena arruolato nell'esercito austro-ungarico, che si trova costretto a combattere contro i suoi connazionali durante l'invasione della Romania. Il film non è mai stato distribuito in Italia. A lato si può vedere la scena nella quale il protagonista tenta di disertare, ma senza fortuna.

Padurea

Padurea spanzuratilor (da YouTube)

In Jugoslavia, il cinema ha una certa confidenza con il genere patriottico ed è spesso impegnato nel rievocare la guerra di liberazione partigiana del 1943-45. Sorprende quindi che Marš na Drinu [Marcia verso la Drina, 1964] di Zivorad Mitrovic, racconti le vicende dell'esercito monarchico serbo del 1914. In particolare, si narra di un reparto di artiglieri impegnati nella battaglia del monte Cer, 16-19 agosto 1914, quando la 2ª armata serba, comandata dal gen. Stepanovic, sconfisse la 5ª armata austro-ungarica del gen. Von Frank. Questi ultimi dovettero ritirarsi oltre il fiume Drina. Fu la prima vittoria degli Intesa nella guerra. Il titolo fa riferimento all'omonima canzone patriottica serba composta in ricordo della battaglia che costituisce anche la trascinante colonna sonora della pellicola. Un film di una semplicità quasi disarmante, come si può apprezzare dal trailer, ma interessante per l'argomento inusuale.

Armata a cavallo

Marš na Drinu (da YouTube)

Ancora dall'Est, questa volta dall'Ungheria, arriva un interessante pellicola, questa volta su un'appendice della Prima Guerra Mondiale sul fronte orientale. L'armata a cavallo (Csillagosok, katonàk, [Stellati, soldati] 1967) di Miklòs Jancsò, racconta il sanguinoso séguito della rivoluzione bolscevica, che coinvolge, in questo caso, anche alcuni internazionalisti magiari. Soldati bianchi, controrivoluzionari, e rossi, comunisti, si combattono senza pietà per distruggere l'avversario. Nessuno vince, alla fine, tranne la barbarie. Nella scena a lato, un alto ufficiale di un reggimento bianco spara ad alcuni inermi prigionieri rossi.

Armata a cavallo

L'armata a cavallo (da YouTube)

Intorno al 1970, la casa di produzione cinematografica di stato della DDR, la DEFA, realizza una trilogia dedicata ai romanzi di Arnold Zweig. Nel 1968, Helmut Schiemann gira per la televisione il film Der Streit um den Sergeanten Grischa [Il caso del sergente Grischa]. La storia di un disertore russo fucilato dai tedeschi, ispirata ad un caso di cronaca, è il pretesto per una critica al militarismo e per mostrare i sentimenti diversissimi che animavano l'esercito del Kaiser. Il celebre romanzo era già stato portato sul grande schermo dal regista americano Herbert Brenon nel 1930.
Link alla scheda di lettura di La questione del sergente Grischa, di Arnold Zweig.

Junge Frau von 1914 [Giovane donna del 1914], di Egon Günther, è del 1970. Il soldato Werner Bertin, personaggio già presente nel Sergente Grischa, si innamora di Leonore poco prima di partire per il fronte. La Grande Guerra logora e distrugge le convinzioni dei due giovani. Il patriottismo di Bertin viene frustrato dalle esperienze al fronte in Serbia e a Verdun. L'amore di Leonore viene messo a dura prova dalla lontananza e da una gravidanza indesiderata.

Infine, ritroviamo il soldato Werner Bertin in Erziehung vor Verdun. Der grosse Krieg der weissen Männer [L'educazione davanti a Verdun. La grande guerra degli uomini bianchi, 1973], ancora del regista Egon Günther. L'integerrimo sergente Kroysing scopre una truffa operata da alti ufficiali sulle forniture militari. Denuncia il fatto alla corte marziale, ma viene trasferito immediatamente in prima linea. Prima di cadere sotto un bombardamento, parla della sua inchiesta al commilitone Bertin. Questi prosegue le indagini con l'aiuto del fratello minore di Kroysing, tenente di prima nomina. I due intraprendono un cammino di consapevolezza, una educazione, appunto, cercando allo stesso tempo di sopravvivere nell'inferno di Verdun.
I tre film, purtroppo, non sono mai arrivati in Italia ed è estremamente difficle trovarne menzione anche in rete.

Più che altro a livello di curiosità, segnalo due film minori che tuttavia affrontano episodi di un certo interesse, con un punto di vista particolare. Canakkale aslanlari [I leoni di Gallipoli, 1964], di Turgut Demirag e Nusret Eraslan, racconta lo sbarco di Gallipoli vista dalle trincee turche. La battaglia fu una delle poche vittorie turche nella Grande Guerra e non a caso la pellicola ne dà una celebrazione con accento fortemente nazionalistico.
Dal Giappone, invece, giunge Duello di aquile (Chintao yosai bakugeki meir ei), diretto da Kengo Furusawa nel 1963. Viene qui rievocato l'assedio e la conquista del presidio tedesco di Tsingtao, in Cina, nel novembre 1914. I giapponesi attaccarono la piccola guarnigione imperiale dal cielo, in un'azione aeronavale che precedette le grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale.
Merita una citazione anche la pregevole ricostruzione della guerra russo-giapponese realizzata da Toshio Masuda in 203 kochi [Quota 203 o Port Arthur, 1980]. Il conflitto del 1905 anticipò alcuni temi tattici della Grande Guerra quali la potenza devastante delle mitragliatrici sulla fanteria avanzante, l'uso del fuoco d'artiglieria indiretto e la prevalenza della guerra di posizione.

Anche in America, il cinema negli anni 1960 e 1970 persegue prevalentemente altri interessi diversi dalla Prima Guerra Mondiale. Tuttavia, sulla scia dell'enorme successo editoriale del libro I cannoni d'agosto, della scrittrice americana Barbara Tuchman, il produttore Nathan Kroll realizza Guns of August (1964). Si tratta di un documentario sull'incredibile intreccio politico-diplomatico, nell'estate del 1914, che portò allo scoppio della guerra. Vengono utilizzate immagini girate all'epoca dei fatti, riguardanti sia i protagonisti storici principali, sia i primi combattimenti in Belgio ed in Francia.

Nel 1971 negli Stati Uniti escono due film di segno totalmente opposto. Lo scrittore e sceneggiatore Dalton Trumbo realizza il suo unico film all'età di 66 anni, traendolo da un suo romanzo del 1939. ...e Johnny prese il fucile (Johnny got his gun, 1971) è un duro messaggio antimilitarista, uscito nella fase decisiva delle proteste contro la guerra nel Vietnam. Il titolo fa riferimento alla prima strofa della canzone Over there, inno interventista del 1917, il cui ritornello è già presente in Oh, che bella guerra!

Johnny got his gun

...e Johnny prese il fucile (da YouTube)

Il soldato americano Joe viene colpito da una bomba, durante l'ultimo giorno di guerra sul fronte francese. Sopravvive, ma è ridotto ad un torso, senza arti, nè fattezze del volto. Viene tenuto in vita artificialmente e riesce a comunicare muovendo la testa secondo l'alfabeto Morse. Ne Il ritorno sul Carso, Luigi Bartolini descrive un soldato in condizioni simili, definendolo un "torso vivo".
La terribile condizione di Joe viene rappresentata da Trumbo in un drammatico bianco e nero, come nella sequenza a lato, dove il giovane chiede disperatamente di essere ucciso all'infermiera che lo assiste.

Johnny got his gun

Flashback (da YouTube)

I ricordi di Joe ed i suoi sogni sono invece rappresentati a colori, con un ribaltamento delle convenzioni cinematografiche che amplifica i contrasti. Le sequenze oniriche richiamano le opere figurative surrealiste. In alcune scene compare in sogno anche Gesù, rendendo il film forse eccessivamente concettuale. Nello spezzone a lato, un aspetto della vita in trincea fortemente satirico verso le gerarchie militari ed il momento in cui Joe rimane ferito.

Il secondo film americano del 1971 è Il Barone Rosso (Von Richthofen and Brown), di Roger Corman, specialista del genere horror, un altro grande classico del cinema aviatorio. L'ascesa irresistibile del leggendario asso della caccia, Manfred Von Richthofen, è raccontata con eleganza e sincerità. John Philip Law interpreta dà corpo a un algido Barone Rosso, quasi ieratico nel suo ruolo di cavaliere del cielo.
Nella scena a sinistra, i titoli di testa del film. Il film è girato in Irlanda e, anche se il fronte francese nella realtà era più simile a un fangoso paesaggio lunare, le riprese aeree sullo sfondo della campagna sono veramente spettacolari. L'aereo qui rappresentato è un Pfalz D.III.

Barone Rosso

Il Barone Rosso (da YouTube)

A lato la sequenza della prima vittoria di Von Richthofen. È il 17 settembre 1916, una pattuglia tedesca incontra nei cieli di Cambrai alcuni aerei inglesi. Durante il breve combattimento, Manfred colpisce il suo primo aereo alleato. Il pilota, entusiasta, raggiunge in auto il nemico abbattuto ed ucciso e strappa la coccarda inglese dalla carlinga dell'aereo. Corman utilizza ampiamente costumi, equipaggiamenti, hangars ed aerei già impiegati in La caduta delle aquile e, a suo tempo, acquisiti da Lynn Garrison, un ex pilota della Royal Canadian Air Force, che li mette a disposizione della nuova produzione.

Barone Rosso

Prima vittoria (da YouTube)

Barone Rosso

Epilogo (da YouTube)

A sinistra la scena finale del film. Le immagini permettono di ammirare una pattuglia dello Jagdgeschwader 1, il famoso Circo Volante, il gruppo di squadroni aerei comandati da Von Richthofen, caratterizzati dalla coloratissima livrea degli aeroplani, tra i quali spiccava il triplano Fokker Dr.I rosso dell'asso tedesco. La morte del Barone Rosso avvenne il 21 aprile 1918, mentre si svolgeva un combattimento aereo sopra Morlancourt, sulla Somme. Sulla partenità dell'abbattimento non si è mai fatta completa chiarezza. Il capitano canadese Roy Brown è uno degli indiziati, come risulta anche nel film, ma anche diversi mitraglieri australiani, che presidiavano il settore, potrebbero aver sparato da terra.
Il Barone Rosso è uno dei migliori film aviatori della storia del cinema.

Sempre sullo stesso argomento, desidero segnalare un importante documentario prodotto dalla TV tedesca NDR, Manfred Von Richthofen, eine legende [Manfred Von Richthofen, una leggenda, 1977], di Benton Claus Lombard. Oltre all'uso di foto e immagini originali dell'epoca, il documentario fa un intelligente montaggio di scene tratte da film di guerra degli anni 1920 e 1930. A lato si può vedere una sequenza.

Barone Rosso

Manfred Von Richthofen (da YouTube)

Cito brevemente due film d'azione inglesi senza troppe pretese, che sono peraltro interessanti perchè trattano argomenti inusuali. Il primo è Zeppelin (Zeppelin), film di Etienne Perier del 1971, con Michael York ed Elke Sommer, improbabile storia di spionaggio con il merito di mostrare il dirigibile tedesco in azione.
Ci rivedremo all'inferno (Shout at the Devil) di Peter R. Hunt, è del 1976 ed è interpretato da Roger Moore e Lee Marvin. Due avventurieri combattono una guerra personale contro un commissario tedesco in Afica Orientale. Riusciranno alla fine a contribuire alla distruzione di una nave da guerra tedesca alla fonda in un fiume. La pellicola è tratta da un romanzo di Wilbur Smith e fa riferimento chiaramente alla storia dell'incrociatore Königsberg, rifugiatosi nel delta del fiume Rufijii alla fine del 1914, ed affondato dagli inglesi solo dopo molti mesi di caccia nella foresta equatoriale.

Ancora dal Regno Unito giunge nel 1976 uno splendido film sull'aviazione che è anche un triste messaggio contro la guerra. La battaglia delle aquile (Aces High) di Jack Gold, basato sul dramma di R.C. Sheriff Journey's End (1928), già portato sullo schermo da James Whale nel 1930.
Un giovanissimo studente, Stephen Croft, interpretato da Peter Firth, decide di arruolarsi e raggiungere il fronte, per l'entusiasmo generato dalle imprese di un compagno di liceo diventato asso del Royal Flying Corps, il maggiore John Gresham, cui da il volto un bravissimo Malcolm McDowell. Croft si accorge ben presto che l'aviazione non è la cavalleria del cielo, ma un modo diverso di combattere la stessa guerra atroce delle trincee. Per superare la paura i piloti e perfino il suo idolo, Gresham, fanno ricorso all'alcool.

Aces High

Ricognizione aerea (da YouTube)

Nella scena a lato, Croft esce in ricognizione insieme al capitano Sinclair, cui presta il volto il misurato Christopher Plummer. La ricostruzione dell'uso delle macchine fotografiche per perlustrare il fronte nemico è resa con grande realismo. Il ricognitore inglese qui rappresentato potrebbe essere un D.H.4 o un R.E.8.
Sinclair, che per età era un po' lo zio dei giovani piloti, resta ucciso nell'azione e Croft rimane sconvolto. Non allo stesso modo i suoi commilitoni ufficiali i quali, la sera stessa, fanno bisboccia in sala mensa. Croft preferisce dividere un sandwich con i meccanici in un hangar, ma il rigido classismo inglese impone regole precise. Gresham redarguisce aspramente il giovane compagno per non essersi presentato a cena.

Aces High

Il settimo giorno (da YouTube)

La prima settimana di servizio di Croft, sarà anche l'ultima della sua vita. Il film segue il breve tirocinio del giovane, fino alla sua prima vittoria e alla sua morte, per uno schianto in volo contro un aereo nemico. Nella sequenza che propongo, un drammatico combattimento che vede impegnati gli S.E.5s inglesi, prima contro un pallone Draken, poi contro una pattuglia tedesca. La tragica morte di un pilota inglese, che si getta nel vuoto per sfuggire alle fiamme che avvolgono il suo aereo, non era rara: gli aviatori non erano dotati di paracadute.
Gresham sopravvive all'amico Croft e, tornato alla base, accoglie tristemente i nuovi giovanissimi piloti assegnati per rimpiazzare i caduti.

A conclusione di una ideale trilogia iniziata con La caduta delle aquile e proseguita con Il Barone Rosso, La battaglia delle aquile è stata l'ultima grande pellicola dedicata all'aviazione nella Grande Guerra. Le tre opere sono rimaste ad oggi insuperate anche dopo l'avvento della computer graphic che, se da un lato ha permesso ricostruzioni perfette, dall'altro non ha saputo stimolare storie originali e profonde.

Noirs et blancs

Locandina
(da Moviegoods.com)

L'allora esordiente regista Jean-Jacques Annaud vince a sopresa l'Oscar per il miglior film straniero nel 1977 con Bianco e nero a colori (Noirs et blancs en couleur), interpretato da Jean Carmet, Jacques Dufilho e Jacques Spiesser. Originariamente viene intitolato La Victoire en chantant, con caustico riferimento ad un canto patriottico francese. La pellicola, infatti, è una commedia amara sul colonialismo, il militarismo e l'amore di patria. La vita di una tranquilla colonia francese in Africa viene turbata dalla notizia che, 5 mesi prima, è scoppiata la guerra. Ora sarà necessario combattere i placidi vicini tedeschi. Viene reclutato in fretta uno scalcinato reparto di nativi, ma la guerra vera è un'altra cosa. In mezzo ai coloni pasticcioni, solo un giovane geografo francese sembra aver conservato la razionalità. Il film è stato girato in Costa d'Avorio.

Nel 1979, Delbert Mann, regista americano già premio Oscar, decide di confrontarsi coraggiosamente con un capolavoro della storia del cinema girandone un remake. Niente di nuovo sul fronte occidentale (All quiet on the western front) è la seconda versione dell'omonimo romanzo di Erich Maria Remarque, già portato sul grande schermo da Lewis Milestone nel 1930.
La storia di un gruppo di studenti liceali, convinti dal loro professore ad arruolarsi volontari, è ben nota. I ragazzi, tra cui spicca Paul Baumer come personaggio principale, diventano ben presto soldati e uomini, perdendo qualunque illusione sulle gioie del patriottismo.
Il film di Mann è valido: diligente ricostruzione, ben recitata, soprattutto da Ernest Borgnine, Donald Pleasence e Ian Holm, con adeguato dispiego di mezzi. Ovviamente non possiede il fascino del bianco e nero di Milestone e della sua potenza evocativa, derivata dall'esperienza nel cinema muto.
Mi pare interessante mettere a confronto l'epilogo della pellicola con quello della versione di Milestone. Entrambe sono invenzioni registiche, in quanto Remarque non descrive la morte di Paul. Mann ci mostra il protagonista colpito da una pallottola vagante mentre è intento a disegnare un uccello. Milestone aveva realizzato la celeberrima scena della farfalla.
Niente di nuovo sul fronte occidentale è un buon film, forse calligrafico, ma ingiustamente sottovalutato dalla critica. Da rivalutare.
Link alla scheda di lettura di Niente di nuovo sul fronte occidentale, di E.M. Remarque.

All quiet Mann

Il Kaiser (da YouTube)

All quiet Mann

Epilogo, Mann 1979 (da YouTube)

All quiet Milestone

Epilogo, Milestone 1930 (da YouTube)

BIBLIOGRAFIA

Pier Marco DE SANTI, 1914-1918 Una Guerra sullo schermo, Roma, Rivista Militare, 1988
Gianni RONDOLINO, Storia del cinema, Torino, UTET, 1988
The Internet Movie Database (www.imdb.com)
Mymovies.it (www.mymovies.it)

Inizio Pagina ..^ Menu Cinema ..^

HTML Valido! CSS Valido!
Copyright © 2007-2009 Giovanni Rapetti
Tutti i marchi citati o riprodotti appartengono ai rispettivi proprietari che ne detengono integralmente i diritti.
Gli aventi diritto possono richiedere la rimozione del materiale pubblicato contattando Fronteitaliana.
Per la migliore visione di questo sito e' consigliabile scaricare il font Dyer.